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Costume e società - Acerra

Dramma povertà, la faccia vera della crisi

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Lavoro (69,93% dei casi), beni/servizi materiali (13,40) e sussidi economici (11,44). Secondo il “Dossier diocesano sulle povertà 2010”, sono queste le richieste più frequenti di quanti si rivolgono ad un centro di ascolto (Cda) Caritas. La questione centrale della povertà resta la disoccupazione, si legge, che diventa povertà familiare.

 

La famiglia infatti, definita “prima vittima della povertà”, si ritrova “in un fenomeno consolidato, che non accenna a diminuire. Molto spesso, povertà economica e disoccupazione si accompagnano a povertà culturale”. Redatto dalla Caritas diocesana, con i Cda in rete della locale diocesi e delle parrocchie Sant’Alfonso (corso della Resistenza) e del Suffragio (piazza Castello), il pamphlet è un’analisi e sintesi delle povertà e dei bisogni del territorio. Obiettivo: sensibilizzare all’evidenza che le comunità sono abitate anche da persone che vivono un disagio e che, per svariate ragioni, chiedono aiuto. I dati risalgono al 2009 e prendono a campione l’utenza transitata presso i 3 Cda citati. Confluiti poi, nel “Dossier regionale sulle povertà 2010”, che sarà presentato ad Acerra il prossimo 13 gennaio. L’86% delle persone che si rivolgono ai Cda sono donne coniugate, con un’età compresa tra i 24 e i 54 anni. Casalinghe e in possesso della licenza media inferiore, spesso, fungono da interfaccia tra i centri e i loro nuclei familiari.

 

Famiglie nelle quali per lo più, l’uomo è disoccupato. La categoria comprende sia chi ha perso il lavoro sia gli inoccupati, cioè coloro che non hanno mai avuto un lavoro regolare. Oppure, si tratta di donne trovatesi da sole a dover “sbarcare il lunario”. Di queste, il 72% sono italiane, il 27 invece, ha cittadinanza straniera (proveniente soprattutto dai Paesi dell’Est Europa e cercano lavoro come badante o colf). In linea con i dati regionali, la percentuale dei disoccupati che si rivolge ai Cda si attesta al 96,03%, con un’età compresa tra i 24 e 54 anni. Poco rappresentate, le categorie dei bambini (0,40%) e anziani (1,61). La quasi totalità degli utenti, quindi, ha un proprio domicilio e vive situazioni di disagio economico per la mancanza di occupazione e per redditi inadeguati alle proprie esigenze. Sul fronte degli interventi forniti dagli operatori dei centri, il primato spetta all’ascolto (quasi 71,3%, destinato ad aumentare). Seguono l’11,55 in ambito lavorativo, quasi il 9 per cento in viveri, poco meno del 4 nell’orientamento, il 2,25 per sussidi e infine in campo sanitario (0,28).

 

“Sono 3/4 anni che al centro di ascolto vengono anche gli uomini – spiega Maria Pia Messina, direttore Caritas diocesana - prima si vergognavano. Si è cercato inoltre, di indirizzare l’utenza nella parrocchia di riferimento. Il boom degli stranieri (dall’Est) è stato nei primi anni del 2000, perché non conoscendo nessuno, il Cda fungeva da punto di riferimento. Ora vengono molto meno, perché ad Acerra si è creata una loro comunità che si aiuta. Di rado, sono venuti anche uomini nordafricani”.


di a.a.


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