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Costume e società - Acerra

Giro da affari record per il Natale 'made in China'

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Il paradosso: giovani nostrani assunti part-time come commessi o magazzinieri stagionali negli store dagli occhi a mandorla.

 

Che l’economia italiana sia sul lastrico è notizia che ha del popolare in questi giorni, condivisa da quanti incollati alla tv per strada o leggendo un giornale sono bombardati dal leitmotiv mediatico del “bisogna fare un sacrificio” ormai nenia quotidiana assieme alla parolina crisi.

 

Appare necessario a questo punto una riflessione più ampia partendo dalla situazione attuale nazionale arrivando a quella del commercio campano, nello specifico acerrano. Già nei giorni scorsi le più grandi testate europee e non, dal Wall Street Journal al El País titolavano con enfasi il rilancio e la crescita di un gigante, quello asiatico, che avrebbe dovuto accollarsi l’oneroso compito di risollevare l’economia europea non fosse altro che se l’Europa crollasse, si porterebbe dietro la Cina.
Ma allora perché, nonostante la crisi aleggi cupa e tenebrosa sulle tasche degli italiani i mercatini piuttosto che i negozi gestiti da personale cinese offrono uno spettacolo ormai desueto quale quello di un riciclo di gente che entra ed esce acquistando pezzi di varia natura, attratta dalla merce offerta? Il segreto è il basso costo? In realtà bisogna toccare con cautela questo tema perché non è sempre vero.

 

Non è accertabile, infatti, che sempre i prodotti cinesi costino di meno, o se così fosse i costi sono ridotti per il produttore italiano che si affanna a conquistare una fetta del made in China, non certo per il consumatore finale che spesso, senza accorgersene, è succube di rincari di prezzo opportunamente occultati.
La qualità? Beh, anche in questo caso i dubbi del consumatore sono parecchi. Spesso si è sentito di prodotti cinesi, quali giocattoli o strumenti tecnologici, non a norma che hanno provocato danni anche seri alla salute di chi ne ha usufruito. Che dire, evidentemente, se spiegazione può esserci a questa buffa inversione di tendenza che soprattutto nel periodo natalizio interessa anche il nostro territorio con negozi d’abbigliamento, d’arredo, i grandi centri commerciali quasi vuoti affiancati poi a mercatini gestiti da cinesi pullulanti di persone con impiegati italiani (e qui c’è del paradosso) è la formula del “mercatino” che attrae? L’illusione che, fregando l’economia delle tasse, dei rincari e del default, si possa acquistare tanto a poco.

 

Certo è che, se il made in Italy è così conosciuto nel mondo, un buon motivo risiede nell’affidabilità del prodotto e del marchio che lo commercializza. Ancor più quando si tratta di eccellenze locali che, nel proprio settore, sanno fare la differenza. Ma si sa, se il portafogli piange, in qualche modo si deve pur tirare avanti.

 

di michela giacinto


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