Sarà anche una deriva tipica del tempo in cui siamo costretti a vivere, dei valori che vanno frantumandosi in mille pezzi, della crisi sempre più palpabile della famiglia, ma gli adolescenti, oggi nel 2011, sono allo sbando. C'è poco da dire. Stimoli, interessi, passioni nulla sembra loro scalfire quella patina di apatia, di asfissia, che viene fronteggiata e placata per qualche momento solo con gesti estremi, tanto folli da essere sintomatici di un malessere profondo. Si può incolpare tutto e tutti, dalla scuola che ha perso la sua funzione educatrice e forgiante delle generazioni future, al mito dell'apparire, il “dio denaro” che ti fa sentire a disagio, emarginato, se il sabato sera non offri alla comitiva una bottiglia del miglior champagne, sfoggiando la scarpa da ultima tendenza e la moto appena fresca di concessionaria. Il “rispetto” dunque, da acquisire ad ogni costo. A nulla contano le modalità, ciò che preme è lo scopo finale. Appare quindi la strada migliore fare qualche “lavoretto” facile facile, con coetanei scapestrati che per retaggio familiare e culturale sono già ben avviati sulla strada dell'illegalità ma che paradossalmente godono di stima e riverenza che in fin dei conti altro non è che paura e timore. Si riduce tutto in una ricerca continua dell'eccesso, del proibito. Con le tasche piene di moneta sonante, finiscono in ospedale, in coma etilico pur di ravvivare una semplice festa di classe, o giungono a malmenarsi fra di loro pur di attirare l'attenzione e la fama. Ecco quindi che questi “bravi ragazzi” sembrano essere la copia sbiadita e tetra di una società che lascia gli individui soli e abbandonati al proprio destino. In tutt'altra accezione, in ambito politico amministrativo, emergono sempre più i “bravi ragazzi”, nel senso che ognuno dei politici nostrani, pensa ad immacolarsi la coscienza mentre la città sta andando a rotoli. Tutti buoni, tutti casti e puri....tutti santarellini da oratorio. In queste settimane stiamo infatti assistendo ad uno stucchevole giochino in cui, ben consci delle proprie responsabilità, nei confronti di una città che di fatto è ferma da tempo immemore, si è alla ricerca di un modo in cui uscirne puliti agli occhi del popolo acerrano, salvo poi riposizionarsi, statene certi, alla prossima tornata elettorale riproponendo la solita “minestra”, che riscaldata non sarà più ma di sicura sarà evaporata.
dal numero cartaceo di maggio 2011
di arcangelo giacinto













