E’ tra le persone più vicine al ministro Giorgia Meloni, che grazie a questa fiducia ha visitato Acerra due volte che per un ministro non è certamente poco. Attualmente è dirigente nazionale della Giovane Italia (movimento giovanile del Pdl) e coordinatore attività giovanili per la Fondazione della Libertà del ministro Altero Matteoli.
De Laurentiis, si sta verificando quanto purtroppo si diceva in campagna elettorale: Governo, Regione e Provincia in mano al centrodestra, Acerra isolata. L’ultima: centinaia gli emendamenti per l’ultimo Bilancio Regionale, nemmeno uno su Acerra. C’è un problema di rappresentatività del territorio da parte di chi amministra la città ?
C’è un problema di rappresentanza certo, negli organismi elettivi sovracomunali e riguarda entrambi gli schieramenti. Acerra, però, non ha nella classe dirigente visioni che vadano oltre, progetti a lungo termine e ciò influenza le dinamiche politiche. Gli attuali amministratori sono occupati da beghe interne e questo rende più difficile rappresentare Acerra: bisogna provare a lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Altrimenti non si creano le condizioni per andare ‘oltre il ponte di Napoli’.
Esposito amministra da venti mesi, un suo giudizio complessivo ?
Se un’amministrazione nasce in crisi perenne annunciata è difficile portare avanti un programma. Anzi quasi impossibile. Non dico che sia totalmente immobile, qualcosa lo si fa, credo male, però. Dico anche che manca una visione etica marcata dell’amministrare. Non è possibile che i sospetti e i problemi nascano su molti atti. Purtroppo si è fatto solo un ‘cartello elettorale’. In campagna elettorale il programma fu pubblicato a pochi giorni dal voto.
Scordandosi, poi, al primo esecutivo, delle deleghe alle Politiche giovanili…
Partiti malissimo su questo punto, nemmeno una Commissione. Oggi l’unico passo avanti è la nomina dell’assessore. Scelta giusta, con un ragazzo di Acerra che ha una conoscenza del tessuto sociale, ma lo aspettiamo alla prova dei fatti, parliamo di Forum Giovani, di una programmazione orientata al futuro, che non significa gestire il Ptg dato dalla Regione ma creare un Piano Locale Giovani, uno strumento più complesso, dove il Comune si mette al centro di un meccanismo orizzontale, di una rete che servirà a pianificare interventi anche su casa, formazione e lavoro e non solo tempo libero.
Su questo tema a che punto siamo ?
Ultimamente la Giovane Italia è intervenuta con critiche molto intelligenti sul Piano Territoriale Giovani. Faccio i complimenti a loro: il presidente Marika Esposito si prende poca visibilità, ma lavora tanto e bene. Un gruppo che ha eliminato i personalismi, perché aldilà della Presidenza del Circolo, tutti i ragazzi che sono rimasti credendoci sono stati eletti o nominati in importanti strutture. Sul Ptg non entro di nuovo nel merito e ringrazio il gruppo consiliare del Pdl nella persona di Giancarlo Esposito per l’impegno. Dico solo una cosa: è mai possibile che un piano che impegna decine di migliaia di euro per le Politiche giovanili debba essere pubblicizzato poco e male? La progettazione si estende per mesi e c’è il tempo per coinvolgere associazioni e tutti gli attori interessati. E poi non può essere sempre tutto buttato in corsi, seminari e concerti. Le Politiche per i giovani sono anche politiche per il futuro, sperando che per futuro non intendiamo solo quello dei ragazzi che dovranno essere assunti, perché c’è il futuro di tutti gli altri. Non c’è stata un’impostazione politica: un piano trattato più tecnicamente che politicamente. E non sempre è un bene.
I giovani si stanno allontanando dalla politica e dalle istituzioni in generale. Lei da anni è impegnato nella giovanile del centrodestra, l’ultimo esempio in merito è la bella e riuscita manifestazione organizzata sul ricordo dei Martiri delle Foibe. Come si fa aggregazione giovanile ?
Io posso portare la mia esperienza: “Seguire gli esempi ed essere esempio”. Se si ha un certa visione della vita, se si ha la volontà di portare avanti certe battagliee si vive la militanza in un certo modo si sa che l’unica chiave per aggregare è essere esempio secondo i valori e le idee e seguire gli esempi che si ritengono più giusti. Nella manifestazione oltre alla GI c’è stata la partecipazione del ‘Popolo Campano’, del Mse, del Pdl e di altri, consiglieri comunali e Sindaco compresi. Un momento, quello del ‘10 Febbraio’, sentito e ricordato non solo da una certa parte politica. Intanto è un aspetto positivo, abbiamo cominciato a vedere un altro centrodestra.
Ecco. Però l’indomani le elezioni – perse, se può, provi anche a spiegarci il perché - il gruppo Pdl si è spaccato, il partito si è frantumato con tutto il centrodestra. A che punto, allora, è la ricomposizione del Pdl e del centrodestra ?
Non sono per fortuna un tuttologo o un politologo. Dico che non ci abbiamo creduto: per alcuni versi siamo partiti bene, male, invece, su altri. Come non accettando, anche quando era cosa fatta, una certa candidatura a sindaco; non serrando le fila, mantenendo personalismi anche al livello più basso della scala piramidale che ci può essere nell’organizzazione di un comitato elettorale. Non c’era il collante umano che ci doveva essere e che ci ha portato ad avere un deficit. Dall’altro lato, invece, si sono uniti per vincere una battaglia che per loro poteva essere impossibile riuscendo a rimanere compatti. Su questo tanto di cappello al centrosinistra. Da noi ci sono situazioni che vanno risanate, dopo 20 anni non è possibile andare avanti così, con gli stessi difetti e a volte le stesse persone: questo ce lo dobbiamo chiarire. Tengo a ribadire una cosa: sono contro che si dica che si è perso per colpa del candidato Gerardo Bigliardo perché il centrodestra doveva essere di una forza e capacità tale che se ben coordinato avrebbe dovuto vincere con qualsiasi candidato. Anzi, uno dei principali problemi del centrodestra è che fino ad oggi in pochi hanno creduto alla possibilità di fare struttura se non forse Bigliardo e pochi altri. Questo è uno dei mali dell’area. I problemi personali credo che non esistano, i personalismi sì, dove si intende la non capacità di sedersi intorno a un tavolo e di avere un progetto comune e di portarlo avanti mettendo da parte qualsiasi dubbio e volendo fidarsi. Al centrodestra manca cultura e comunità. Ci stiamo provando, partendo quasi per caso; stiamo parlando con tutti che possono essere attori in quest’area. Stiamo cercando di far capire che la prossima volta l’unica divisione che ci dovrà essere sarà tra i personalismi e chi vuole unità, chi vuole vincere. Voglio precisare che non mi sono preso il compito che spetta a qualcun altro: sto dialogando con tutti e con me la struttura giovanile. Stiamo trovando una buona collaborazione, si sta creando la rete. Non siamo i campioni del dialogo nel centrodestra, ma registriamo che anche altri stanno assumendo lo stesso comportamento. Il rischio che correrà chi non capirà questa nuova ondata che arriva è che la base sarà più avanti di loro. Sul PdL non mi sento di fare un’analisi politica negativa. Stiamo patendo, però, il problema dell’assenza di una guida sul territorio e del territorio. Non è una critica a chi guida ancora il Pdl a livello formale, che sta assumendo impegni ben più importanti e ce ne rendiamo conto. Naturalmente, però, abbiamo un deficit.
E la diaspora di consiglieri dopo le elezioni ?
La mancanza di dialogo può provocare pure questo. Chi adesso è Forza Pdl o comunque è nell’area, non è passato in maggioranza. Ha mantenuto posizioni satelliti del Pdl: se avessimo una guida potremmo tentare anche di reimpostare un dialogo per recuperarli. Da Lista Trenta a De Maria non vedo grandi differenze sulle questioni poste in Consiglio. Quello dovrebbe essere il centrodestra, ora non lo è perché è un insieme di isole che non s’incontrano. Dobbiamo farle incontrare. Le elezioni si vincono ancora prima della convocazione dei comizi elettorali.
Il Puc non va in Consiglio per beghe interne alla maggioranza; ma il Puc significa pure sapere che idea di città si ha, qual è lo sviluppo della città. E l’idea di De Laurentis qual è ?
Acerra può ancora far leva sul suo centro storico, restaurato, riconvertendo molti bassi ad un uso commerciale e di intrattenimento, dove si può costruire un percorso semplice, culturale ed enogastronomico. Magari arrivando a creare una galleria commerciale all’aperto che potenzialmente c’è. Poi bisogna cominciare a gestire meglio la vocazione industriale che è particolarmente imposta sul territorio. Mi piacerebbe Acerra che spenga quanto prima l’inceneritore in favore di un altro tipo di gestione rifiuti e soprattutto che crei una filiera di indotto sui rifiuti e l’energia. Si potrebbe anche immaginare di riprendere l’agricoltura in alcune zone e provare ad incentivare l’agriturismo. Non è una rivoluzione, ma una cognizione delle proprie risorse cominciandole a sfruttare.
Secondo Lei ad Acerra c’è un allarme sicurezza ?
Le forze dell’ordine fanno benissimo il loro lavoro. Però c’è un problema, questo va discusso. Ordine e sicurezza sono storicamente battaglie di destra. Quando c’è un’insicurezza sociale le fasce più povere sono quelle meno tutelate: non hanno il super-antifurto, sono quelle che cercano di gestire il piccolo negozietto, la merceria e si trovano rapinati dell’incasso giornaliero di 200 euro. Le idee per la soluzione si trovano confrontandosi: le risorse sono poche. Sicurezza vuol dire anche incidenti stradali, uso del casco: la ‘tolleranza zero’ non significa arrestare il primo che capita, ma cercare di mantenere un ordine (anche ripulire subito una scritta sul muro) e attivare soprattutto la videosorveglianza. Immagino, per esempio, di coinvolgere realtà come la Protezione Civile per attività di prevenzione nei fine settimana in alcuni punti strategici della città. Un’idea: una ‘Card Sicurezza’, costo 5 euro, per sconti nei negozi, il cui ricavato vada a supportare le spese di queste organizzazioni di volontariato per interventi straordinari di sicurezza.
Un suo suggerimento al sindaco ?
Rassegnare le dimissioni perché rimarrebbe intatta la stima che i cittadini hanno di lui a prescindere dal colore politico, compreso il sottoscritto. In maggioranza ci sono alcune forze moderate: è venuto il momento di dare il buon esempio così come stiamo cercando di fare noi.
di achitala













