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Le interviste del Gazzettino Locale

Diavolo o acquasanta, guai a metterselo contro

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Intervista al consigliere Andrea Piatto tra 'monnezza' e crisi politica, Misia e paragoni col passato 'marlettiano' che non rinnega.



Di Lei si dice: migliore politico in circolazione a livello locale, ma alcuni affermano che i suoi modi sono alquanto discutibili. Lei si sente più diavolo o acqua santa?


Io mi sento un amministratore prima ancora che un politico. Vengo dalla scuola di Amato Lamberti, quindi “fare” nel rispetto delle leggi, dentro i propri valori di riferimento. Che restano l’ecologia della politica e l’ambientalismo riformatore. Sono certamente un personaggio poco comodo, perché moderazione non è sinonimo di compromessi. Certo, aver avuto la possibilità di sedere ai tavoli politici regionali e provinciali, misurarsi con De Mita, Cozzolino, Sommese, Iossa, mi ha consentito di crescere. Senza perdere la mia identità

 

 

Lei ha avuto un ruolo cruciale nella questione ‘monnezza’ dall’era Marletta a quella attuale targata Esposito. Ci fa un quadro generale della situazione passando attraverso l’affaire – mancato – della Mita, la Jacta, l’Enerambiente e la Falzarano. Che ci dice sullo Start-up, parentopoli? Politicamente parlando, che idea si è fatto dell’attuale dirigente del servizio ambiente (compreso quello dell’igiene urbana). E’ d’accordo sulla definizione che le maestranze della nettezza urbana sono tutti generali?

Iniziamo col dire che quasi tutti gli amministratori dei Comuni confinanti, compresi i commissari prefettizi, sono stato rinviati a giudizio per non aver “pulito” le loro città nei momenti di crisi. Noi no. E questo già basta per ricordare il lavoro immane che è stato fatto. E la battaglia contro alcuni imprenditori locali invischiati nelle ecomafie. Tutti condannati con il Comune costituito in giudizio. Vedo con preoccupazione che cercano di riciclarsi: da parte mia non abbasserò la guardia, perché non si può dar ragione a chi diceva che questa città si è sollevata contro l’inceneritore ma è stata zitta mentre si inquinavano le nostre terre con sversamenti illegali. Su questo versante registro un arretramento con questa Amministrazione. Ma c’è altro. L’isola ecologica in località Frassitelli, realizzata su mio progetto e completamente finanziata con fondi europei, su un terreno di proprietà comunale. L’adeguamento dell’isola ecologica di via Mulino Vecchio, realizzato su un mio progetto e finanziato dalla Provincia di Napoli. Il riconoscimento della Regione Campania, e di Ganapini in particolare, per il nostro progetto di raccolta differenziata. Un progetto che ha già portato 1 milione di euro di finanziamenti. E la campagna finanziata dalla Tetrapack, partita in questi giorni. Sa cosa le dico? Che De Luca a Salerno si è servito di Sintesi srl e del Conai per portare la sua città in cima alle percentuali di raccolta differenziata in Italia per i comuni capoluogo. Piatto si è servito di Sintesi srl e del Conai ma il suo fare sarebbe discutibile. Ma per chi ha interessi, non per chi valuta in modo disinteressato. Il problema degli affidamenti è semplice: chi gestisce gli impianti, come avviene sia nelle esperienze con inceneritori sia in quelle senza, deve essere lo stesso soggetto industriale che raccoglie i rifiuti. A Brescia A2A gestisce l’inceneritore ma raccoglie anche i rifiuti presso le famiglie. A Padova il Consorzio PD2 gestisce la discarica controllata ma raccoglie anche i rifiuti. A Salerno è così e funziona. Da noi FIBE gestiva gli impianti, ora A2A, ma nei comuni abbiamo l’affidatario di turno che non ha un piano industriale su scala provinciale o di ambito. Dentro questo ritardo vanno letti i problemi degli affidamenti. Imprese che si aggiudicano gli appalti ma non sono in grado di fare investimenti su larga scala. Si chiami Mita o Enerambiente, la musica non cambia.

Sulle maestranze c’è da dire poco. Ne ho ereditato 108 e ne ho lasciato 106. Ho preferito abbassare il costo del servizio, per non pesare ulteriormente sulle bollette dei cittadini. Nel passaggio al nuovo sistema manca un pezzo di strategia: andavano favoriti i prepensionamenti, nel rispetto degli accordi sindacali che vigono, abbassando i costi e i livelli d’inquadramento, abbassando l’età media dei lavoratori per aumentarne la produttività. La questione dei dirigenti è, per legge, tutta nelle mani del Sindaco. Lui sceglie, lui giudica, lui può confermare o cambiare. Da parte mia dico che, al di là di come si chiami, il Segretario Generale di un Comune dovrebbe occuparsi solo dei suoi uffici. Nel caso specifico, con il fabbisogno del personale alle porte, bisognava reclutare un dirigente dedicato all’ambiente e alle attività connesse..

Lei ha triplicato i voti alle elezioni. Come si fa ?

Non solo ho triplicato i voti ma il candidato che ho sostenuto alle regionali è il più votato ad Acerra, se si esclude l’indigeno Crimaldi. Qualche volta, se vuole, la porto in giro tra i miei amici. Sì, i miei amici, perché i miei elettori sono innanzitutto degli amici. Se vuole, chiediamo a loro e scoprirà perché mi votano.

Misia, un ‘carrozzone’ mal gestito ed esempio dello sperpero di denaro pubblico. Eppure sono tante le aziende con soli sei dipendenti che chiudono ed in cui chi resta senza lavoro si rimbocca le maniche senza tanto clamore. Purtroppo. Due pesi e due misure? Quale la sua soluzione ?

L’intuizione di Misia era ed è giusta. Ma doveva e dovrebbe diventare una multi servizi. Dare servizi e creare opportunità di lavoro. La gestione della sosta non può essere la sua sola missione. Nasce per consentire la rotazione della sosta ed affiancare il Corpo, esiguo, di Polizia Municipale. Ma anche per dare una risposta al malaffare. Le strisce blu le inventò l’amministrazione Riemma, Misia è nata dopo. Il dibattito dovrebbe essere strisce blu sì, strisce blu no. Se la risposta è sì allora serve la Misia, che è una società pubblica. Togliamo le strisce blu e si può chiudere anche la Misia.

Fabbisogno Personale: il parere dei Revisori dei conti dà ragione alla linea tracciata dall’assessore De Matteis (no a perequazione, ok Lsu). Non è che è stato cacciato per far fuori Piatto?

L’organizzazione della macchina amministrativa, i servizi comunali e la loro qualità, dovrebbero essere il terreno su cui si misura l’innovazione di un’Amministrazione comunale. Quando diedi vita al portale web del Comune, tutti contro. Poi venne il riconoscimento del Politecnico di Torino, che giudicò Acerra come città del Sud a più alto livello di informatizzazione, e tutti salirono sul carro. Il protocollo si metteva ancora con i timbri, ora è tutto informatizzato. Piccole e grandi cose che semplificano la vita. Ma è anche questo il terreno dove è crollata l’esperienza Marletta. Almeno noi di Progetto Acerra ritirammo il sostegno alla precedente amministrazione quando ci rendemmo conto che la meritocrazia stava diventando un optional.

E se non facemmo sconti al miglior Sindaco degli ultimi 15/20 anni, non vedo come potremmo rinnegare noi stessi oggi. La coerenza ha un prezzo. Riguardo a me, l’attuale Sindaco mi propose, prima di affidare l’incarico a De Matteis, di entrare in Giunta. Non penso, pertanto, che ci siano questioni personali né da parte mia né sua. Il parere dei Revisori era scontato, quasi scolastico. Previsto. Chi ha sbagliato ha il dovere di essere consequenziale. A chi disse che approvando quell’atto era prevalso il buonsenso, dico oggi che serve buon governo e non altro. Non si possono tenere impegnati, in un Bilancio di previsione così rattoppato a causa del Patto di Stabilità e del nuovo federalismo municipale, quasi 2 milioni di euro tra straordinari e risorse decentrate per il personale. Siamo l’unico Comune dove i ticket mensa hanno un valore di 10 euro. Sono parole, queste, che mi fanno fare tanti nemici e pochi amici. Ma come si dice: tanti nemici, tanto onore……..

Ci sono margini per il suo rientro in maggioranza?

Mai dire mai. Il disagio lo vive chi sta fuori della maggioranza ma anche chi sta dentro. Io sono abituato a ragionare di contenuti, di programma, di scelte di governo. Poi vengono gli equilibri, le poltrone, il resto. Invece ora non è così. Le crisi investono soprattutto i rapporti. Forse perché il Sindaco è una persona perbene, ma io e gli altri lo siamo almeno quanto lui. Si confronti di più sui problemi e dialoghi con maggiore ascolto: solo così potrà recuperare la coalizione, gli uomini e le donne che la compongono. Dimostri di mettere in campo una consapevole inversione e nessuno farà mancare il proprio sostegno. Me compreso.

Marletta è andato a casa poco dopo che Lei ha ufficializzato l’abbandono della maggioranza. Esposito è sulla stessa strada. Chi si mette contro Piatto rischia?

Un giorno ci incontreremo, ne sono certo, con Espedito Marletta. E’ inevitabile. Gli ultimi mesi erano diventati insopportabili per chiunque. E quello degli ultimi mesi non era un buon Sindaco. Ma quello dei primi quattro anni era qualcosa di indescrivibile. Lavorava dalle 5 del mattino fino a notte fonda. Poi dormiva o studiava. Surrogava tutti. Ma ci trascinava tutti. E aveva un solo riferimento: l’interesse pubblico. Se questa amministrazione realizzasse il 50% delle cose messe in cantiere da Marletta vivrebbe di rendita. In fondo aveva già deciso di mollare. Anzi, credo che all’epoca della dissoluzione del Consiglio comunale, avesse già mollato. Tommaso può fare ancora molta strada. Deve solo cambiare strada.

L’area moderata fa davvero?

Io credo poco a questi distinguo che sanno di politica vecchia. Abbiamo un programma, una missione, un Sindaco. Se restiamo ancorati a questo possiamo governare bene. Se prendiamo scorciatoie, non reggiamo. Ma, al punto in cui siamo, se non cambiamo noi cambierà tutto contro di noi. Me compreso, che, pur distante, non sono estraneo a questa esperienza di governo.

Differenza tra Esposito e Marletta?

Le differenze si possono vedere alla fine. Siamo ancora in mezzo al guado.

Col gioco delle ‘spartenze’ in vista del Bilancio ci sono i termini per un ricompattarsi della maggioranza?

Ripeto. La maggioranza può ricompattarsi solo se il Sindaco fa un’analisi onesta della situazione. A partire della necessaria capacità che deve avere il leader della coalizione di rapportarsi correttamente con tutti. La crisi è tutta qui. Gli equilibri, pur necessari in politica, non sono un problema. Per nessuno.

In che cosa dovrebbe consistere il ‘mea culpa’ di Esposito?

Quando si amministra una realtà difficile come la nostra bisogna fare squadra. Pur nel rispetto dei ruoli. Chi fa scelte solitarie, chi non dialoga, chi pensa che governare sia sinonimo di comandare, deve poi assumere su di se anche i fallimenti. Servono meno annunci e più fatti. Meno scelte mediatiche e più scelte, a volte, impopolari, ma utili nel tempo.

Inceneritore: possibile un ipotesi di gestione dell’impianto o è troppo tardi ? Insomma qualcosa possiamo guadagnarla pure noi ?

Innanzitutto resta prioritario il problema del controllo delle emissioni. L’impatto sulla salute umana e sull’economia locale. E’ scandaloso che, se pur finanziato dal Consiglio comunale, la Giunta non abbia ancora insediato l’Osservatorio comunale indipendente. Se si potesse chiudere l’inceneritore resto dell’idea che andrebbe chiuso. Se non si può, allora meglio controllarlo da dentro. Appena iniziata l’Amministrazione Esposito ho proposto di discutere dell’ingresso del nostro Comune nella compagine societaria di Partenope Ambiente, affidando a loro anche la raccolta dei nostri rifiuti. Ma con chi parli: servono orecchie che sanno ascoltare.

Che idea si è fatto dell’attenzione delle forze dell’ordine su alcune tematiche affrontate dalla politica? (Igiene urbana, Inpa, Il Rubino, il ‘muro della discordia’ a via Sand, la piscina, la questione straordinari)?

Sono per la collaborazione istituzionale. Da assessore, prima di adottare atti particolarmente delicati, anche di natura dirigenziale, mi recavo dalle Forze dell’Ordine e verificavo le ricadute degli atti. Spiegavo. E accettavo suggerimenti. Gli atti amministrativi si devono saper leggere. E scrivere. Non per niente ci hanno “controllato” due commissioni di accesso senza che ci siano stati rilievi su possibili condizionamenti. Per questo penso che bisogna continuare ad avere porte e finestre aperte. Dico spesso che bisogna aver paura quando non c’è lo Stato, non quando c’è. Poi se c’è qualcuno che ha sbagliato pagherà. E io sarò tra quelli che gli presenterà il conto.

Più di 15 anni fa Lei è stato promotore di un’attività commerciale in uno dei luoghi simbolo dell’aggregazione giovanile locale. Quali i
cambiamenti secondo Lei delle generazioni acerrane? Siamo rimasti a quel periodo?

Chi ha deciso che la grande distribuzione regionale dovesse saturare le licenze tutte nel raggio di pochi chilometri, da Nola ad Afragola, da Casoria a Marcianise, non aveva capito che si sarebbero prodotti due effetti: spopolamento dei centri storici, concorrenza spietata della grande distribuzione. La crisi economica ha fatto il resto. Il PUC e il PIP sono la nostra unica speranza. Ma vanno approvati in fretta, pur adeguandoli alle osservazioni arrivate dai cittadini e dai portatori di interesse. Questa è la sfida.

Visto che al momento stanno uno peggio dell’altra, il futuro è più roseo per la Juve (della quale sappiamo essere tifosissimo) o per questa amministrazione. E per Acerra ?

Iniziamo a chiarire. Io sono innanzitutto tifoso dell’ Acerrana, di cui sono stato anche giornalista al seguito. Mi onoro dell’amicizia del Presidentissimo, Mario Esposito. Poi viene la Juventus. Mi fa soffrire, ma una Signora si ama sempre. Un po’ come l’Amministrazione Esposito, un laboratorio politico che, come ho lasciato nei verbali del Consiglio comunale, è nato prima nella mia testa (e di diversi compagni di viaggio) e poi nella matita degli acerrani. Ma voglio fare io una domanda: la distanza “di classe” che c’era 20 anni fa tra Pomigliano ed Acerra, tra Afragola ed Acerra, è cresciuta o si è ridotta? Io penso che si sia sensibilmente ridotta. E la mia città, la nostra città, con una classe dirigente che fa meno storie ma fa più storia può diventare riferimento vero delle città medie a nord di Napoli. Basta crederci. E lavorare. Tutti.



 

(dal numero cartaceo di aprile 2011)
di Arcangelo Giacinto

 





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