Montano lancia la sfida diretta dall'interno ai compagni di partito, conducendo la sua battaglia di rinnovamento del Pd. Nella nostra intervista racconta i motivi che secondo lui sono stati all'origine del fallimento dell'amministrazione Esposito e parla a tutto tondo della città.
Cosa pensa delle motivazioni che il sindaco Tommaso Esposito ha dato sulla fine della sua esperienza amministrativa?
Innanzitutto non ho condiviso le modalità delle dimissioni, per chiarezza, il Sindaco, a mio modesto parere, sarebbe dovuto andare in Consiglio Comunale, con un programma, cronoprogramma ed una Giunta rinnovata con persone di riconosciuto merito pubblico, ed in quella sede chiedere la fiducia. Così non è stato fatto, eppure di possibilità per “cambiare tutto” se vogliamo utilizzare uno slogan di De Luca, ne ha avute nei quasi due anni di amministrazione almeno tre e questo al di là dei rimpalli di responsabilità sulle cause della crisi fra i partiti e il Sindaco. Certo è più che condivisibile il ragionamento che il Sindaco stesso ha fatto sulla necessità di uno “spurgo”, la sua denuncia al territorialismo cinico dei campioni del voto in Consiglio Comunale, dediti fin troppo alla cura dei propri interessi e a quelli dei propri elettori, in sostanza un invito alla uscita di scena di personaggi che da troppo tempo inquinano la scena politica locale. In definitiva, il segnale positivo che deve essere colto dalle dimissioni del Sindaco e sul quale io stesso da sempre punto è quello di mettere fine una volta per tutte alla politica di prossimità, alle furbizie e allo spicciolo cabotaggio, puntare su una progettualità di respiro che possa definire un indirizzo di sviluppo certo del territorio e una rinnovata immagine della città, individuando sinceri e affidabili interpreti.
Lei è stato uno dei promotori della candidatura di Esposito a scapito di quei vecchi volponi che Lei stesso sta combattendo per escludere dalla prossima tornata elettorale: come motiva il fatto che sia Esposito sia il Pd vi abbiano relegato ai margini dell’attività politica locale?
Si, Tommaso Esposito, fondatore del Museo di Pulcinella, Brand eccezionale di cui dispone la Città, rappresentava per me l'immagine stessa della nostra identità locale, una persona su cui puntare e per la quale mi sono speso in quattro, facendo intervenire la federazione provinciale contro chi nel partito non voleva la sua candidatura, convincendo alla fine di lunghe riunioni che poteva essere l'unico a ribaltare un risultato vincente già scontato per la destra locale. Non conoscevo però i suoi limiti caratteriali, tant'è che i condizionamenti proprio di chi non lo voleva hanno prevalso sulla sua autonomia a discapito mio e di quanti hanno creduto in lui. Certo, il mio affetto nei suoi confronti non è mutato, nonostante la forte delusione che, d'altronde, è stata di tutte le persone perbene della città. Da cauto ottimista e positivista come mi ritengo, colgo la sua denuncia contro i mestieranti locali e continuo nel percorso deciso di rinnovamento interno al PD, che è già stato avviato con l'appoggio della Federazione Provinciale, augurandomi che pure negli altri partiti si faccia lo stesso e questo per elevare la qualità dell'offerta politica assolutamente non derogabile.
Lei è stato anche uno degli oppositori ‘interni’ all’amministrazione targata Marletta che l’ha osteggiata per quanto concerne alcune proposte come Agenda 21, il Parco a Tema in area Marchesa (PIP) e le modifiche al PUC: che cosa pensa di quell’esperienza amministrativa?
Nel 2004 ho presentato con l'associazione èidos fondata nel 1999 un libro dal titolo eloquente: Verso un Progetto Integrato di Sviluppo Sostenibile del Territorio di Acerra, un'occasione per coniugare politica ecologica, competitività e sviluppo sostenibile nel giacimento delle risorse locali, sulla scorta di questo progetto ho stilato gran parte del programma di Marletta, in particolare quello sulla partecipazione, sulle politiche ambientali, sullo sviluppo di attività legate alla “green economy”, le linee guida di un Piano Urbanistico Comunale basato su riqualificazione dell'esistente, freno al consumo di suolo, potenziamento del Verde urbano e periurbano, indicando fra l'altro un indirizzo di sviluppo, quindi un progetto possibile per la città a partire proprio dai punti di forza territoriali, primo fra tutti, l'area ex PIP Marchesa, area strategica , ideale, nuova porta della città, per farne il più grande polmone verde della Provincia nel quale inserire attrezzature ludico-ricreative del tipo Parco a Tema ispirato a Pulcinella e avviare una riconversione dell'economia locale, una svolta con non meno di 1000 posti di lavoro diretti, senza considerare l'indotto e le azioni a cascata a beneficio dell'intero comprensorio. Dopo pochi mesi ho capito che vi era una completa virata programmatica ed una totale perdita di visione progettuale (ma credo che Marletta, come tanti dei suoi diretti collaboratori, non l'abbia mai avuta), dunque, in modo netto, c'era la percezione che il progetto di città sulla quale mi ero speso non si sarebbe potuto neanche avviare, né tantomeno c'erano comportamenti chiari e trasparenti nel suo operato, oltre al trasformismo opportunista che egli stesso con la tattica del “divide et impera” fomentava. Da qui il mio contrasto interno già dopo 6 mesi e poi all'opposizione, mentre altri dall'opposizione entravano in maggioranza. Ecco, allora, come nella appena trascorsa consiliatura, stessi uomini, stessi comportamenti, stessa sorte toccata ai Sindaci...
L’amministrazione Marletta si è caratterizzata anche per alcune scelte quanto meno eticamente discutibili: dalla figlia al servizio civile all’assunzione di una sua parente all’Ufficio Ragioneria, fino ad un’altra assunzione nel settore Informatica. Qual è la sua idea in proposito?
C'è una concezione diversa del modo di rappresentare l'istituzione. Nella consiliatura Marletta era saltato l'ordine morale dei comportamenti, scambi di favori, trasformismi opportunisti, in questo il Sindaco-burocrate, ma senza una visione di città, spesso se la rideva, d'altronde ha sempre pensato di essere il più furbo di tutti, ma alla fine...chi di spada colpisce, di spada perisce.
Che idea si è fatto di ciò che è avvenuto alle ultime elezioni regionali ? E’ vero che Lei era stato promotore di un documento d’intesa tra tutte le forze politiche locali che propendeva per la candidatura di un solo acerrano o di uno per ognuno dei due schieramenti e lo stesso documento era stato sottoscritto solo da Luigi Montano e da Antonio Crimaldi, che poi sono finiti col candidarsi?
Cerco sempre di proporre e progettare, di guardare oltre, mi viene molto meglio che “protestare” e la proposta del documento, credo di alto profilo, da tempo l'avevo portata al tavolo politico, riunioni dove ogni volta mancava qualcuno, c'era un chiaro atteggiamento dilatorio, da parte di tanti. E' stato il banco di prova dell'inaffidabilità e della totale mancanza di senso della comunità dei soliti noti che hanno continuato a disconoscersi l'un l'altro, a votare e far votare i capibastione extralocali, che puntualmente nei momenti di crisi della città sono assenti. Il documento è stato in sostanza boicottato. Per quanto riguarda la candidatura, offertami da De Luca, direttamente nella sua lista personale, Campania Libera, ho molto riflettuto sullìopportunità, vista la situazione di totale anarchia che si era delineata, tant'è che ci stavo rinunciando, poi ho fatto una scelta che sapevo di sacrificio, ma di contributo diretto in nome di un impegno coerente verso un politico, che nei fatti è l'unico in Campania che ha veramente svolto appieno il ruolo di innovatore, sapendo anche di avere contro il Sindaco, gli assessori e tutti i consiglieri del PD locale e quindi andare da solo. Un risultato, tutto sommato buono, sopratutto nei confronti di chi nel PD ha remato contro, considerando fra l'altro anche i 10 locali. Certo è stata un'esperienza, ho capito tante cose che se non ci sei dentro non capisci, per cui, alla fine il rammarico è solo per la nostra Città che da decenni non esprime un suo rappresentante nell'organo istituzionale più importante ai fini della difesa del territorio da scelte sovralocali.
Qual è l’identikit del prossimo candidato sindaco?
Semplice: deve essere una figura riconosciuta per impegno costante, coerenza e visione progettuale, deve aver chiaro dove portare Acerra, deve dimostrare di descrivere un indirizzo progettuale definito per ridare speranza nel futuro e dichiarare, anch'egli, l'identikit delle figure che lo accompagneranno nell'opera di ricostruzione dell'immagine della città.
Che opinione si è fatto dell’organizzazione che sta nascendo attorno ad alcuni soggetti del centrodestra e che potrebbe vedere impegnato in prima linea il dottore Sandro Sicignano come candidato a sindaco?
Ma in verità, per habitus mentale, l'opinione me la faccio quando vedo un interesse serio di persone impegnate ad elaborare un progetto di città capace di dare una immagine rinnovata ed un identità al territorio, se si continua ancora a parlare in piena crisi economica di sviluppo attraverso insediamenti produttivi nel PIP dell'area Marchesa o nell'area Asi e illudersi ancora sul Polo Pediatrico, allora...
Concorda sul fatto che chi fino ad ora ha ricoperto incarichi di governo (sindaco, vice ed assessore) con responsabilità di governo non possa essere ricandidabile alla guida della città?
Lo scossone che insieme ad altri ho dato all'interno del PD, chiedendo a volti noti che hanno avuto responsabilità dirette nella gestione della cosa pubblica negli ultimi 17 anni a farsi da parte e, semmai, a dare esempi di “buon senso” favorendo il rinnovamento, invitando altri partiti a fare lo stesso, proponendo addirittura un patto di responsabilità con un codice di comportamento etico dei candidati, credo che dica tutto!
Lei si è sempre contraddistinto per la sostenibilità ambientale: come giudica l’operato dell’ultimo assessore all’Ambiente?
Non mi pare che ci siano stati negli ultimi 20 anni significativi interventi di innovazione nelle politiche ambientali da parte dei responsabili avvicendatosi in questa importante delega, eppure non sono mancate le proposte. Ad ogni modo l'operato dell'ultimo assessore, è stato meglio del penultimo.
Lei è un medico, riconosciuto professionista oltre i confini locali, premiato di recente per la sua innovativa attività scientifica in campo andrologico. Da sempre nella società civile e per conto di essa, animatore di diverse iniziative per la crescita della città, in particolare sulle tematiche ambientali e urbanistiche, ma anche da qualche anno imprenditore nel turismo rurale a Sant'Agata dei Goti, da alcuni anni entrato nell'agone politico: è per la politica o per la società civile?
Per una sintesi costruttiva. Ogni professionista oltre che a fare bene il suo mestiere, dovrebbe dedicare parte della sua vita a dare un segno nel suo tempo e a dimostrare con le azioni di tenere al proprio territorio. La palestra civica e quindi operare con tensione ideale e progettuale nell'associazionismo comunque è fondamentale, è un esercizio di base, di studio e di responsabilità, che dovrebbe essere propedeutica all'entrata in politica. Non condivido chi a digiuno di tutto viene buttato, come si suol dire, nella “mischia politica” perchè portatore di voti e null'altro, né condivido i mestieranti che campano di politica, nel senso che la vedono come mezzo e fine autoconservativo di se stessi o di interessi particolari. La vera politica, quella intesa come costruzione della Polis, dunque del progetto di città, è un esercizio a mio giudizio per pochi, per chi ha una visione comunitaria della vita.
ant. schi.













