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Le riflessioni di Mediceo

In 20 anni fagocitati 4 sindaci, è ora di cambiare

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Nel numero di aprile, “maggioranza è fuga di massa” commentando ciò che accadeva nell’universo della politica nostrana, con una giunta comunale di fatto azzerata, le dimissioni di segretari e capigruppo dei partiti di maggioranza, le mura della città sommersi da manifesti che nulla chiarivano nel merito delle questioni insorte a monte della crisi di fatto apertasi, avevamo suggerito al sindaco di verificare la praticabilità di un rilancio dell’azione amministrativa nutrendo noi molti dubbi viceversa di licenziare questa esperienza.

Purtroppo, ciò che temevamo si è avverato. Nel mentre  l’atto finale andava inesorabilmente consumandosi, si sono sprecati gli inviti al Sindaco a recedere dalle dimissioni da parte dei partiti di maggioranza e di opposizione, di singoli consiglieri, preoccupati dal lungo periodo di commissariamento. Abbiamo cercato tra i tanti appelli e i tanti documenti dati alla stampa, una traccia che potesse far scorgere una reale inversione di tendenza, che desse una motivazione al Sindaco atta a ritenere superata la fase di criticità e proseguire finalmente all’attuazione del programma che tutti insieme si erano dati e per il quale erano stati votati. Al termine dell’ultimo consiglio comunale sembrava che la quadra fosse stata trovata: la maggioranza che vota compatta (sindaco compreso), ma il giorno dopo arrivano, a sorpresa, le dimissioni.
Nei due mesi di blocco delle attività amministrativa nella maggioranza è mancato il dialogo, il confronto. E’ andato nel dimenticatoio il PUC (Piano Urbanistico Comunale): dotarsi di uno strumento capace di disciplinare il futuro della città è fondamentale e non un impiccio.
Occorreva sollecitare i pareri. Perché non è stato fatto ? Nessun richiamo e nessuna strategia posta in essere, poi, per quanto riguarda il sacrosanto ristoro ambientale, (data la criticità finanziaria che è comune a tante amministrazioni). Nel dimenticatoio  è rimasto il degrado delle periferie, non sono state affrontate ne tanto meno
proposte soluzioni all’insopportabile traffico cittadino; men che meno al disinquinamento delle nostre terre. Insomma ancora una volta gli interessi, le aspirazioni della gente sono state mortificate.

Purtroppo ad Acerra si ripete una storia che dura da circa venti anni e che ha un comune denominatore, quello che nessun sindaco uscente è stato poi ripresentato nelle successive elezioni e questo indipendentemente dal colore politico delle amministrazioni da essi guidate: la Verone cambiò casacca (dalla società civile a Forza
Italia), Riemma fu vittima di un omicidio politico per essersi schierato contro l’inceneritore e non riproposto dal centrodestra, Marletta fu mandato a casa con le firme ma allo stesso tempo non fu scelto come candidato dalla sinistra, Esposito si è dimesso. Ognuno, dunque, con la sua storia. Diversa dal predecessore.
Le sezioni dei partiti locali, al riparo della simbologia nazionale di riferimento, purtroppo assumono in periferia (ad Acerra e non solo) comportamenti tesi alla salvaguardia di piccoli orticelli elettorali, quasi di corporazioni, tarpando le ali a qualsiasi progetto di rinnovamento e di rinascita di questo paese.
Tant’è che è orami uso comune da parte dei partiti locali, un mese prima delle elezioni amministrative,  attivarsi per convocare assemblee, proporre dibattiti, promettere tutto e di più e l’indomani a risultati noti riporre le buone abitudini, accantonare dibattiti e assemblee per ripetere poi la liturgia alle prossime scadenze elettorali. Basti pensare che il primo partito d’Italia (primo anche alle comunali di due anni fa) non ha ancora una sede. E’ per questo che c’è bisogno di un ritorno alla politica, con i necessari collegamenti sovra comunali e nel rispetto dei partiti, da costruire subito e non un mese prima del voto.
Ciò la dice lunga sulla qualità di questa pseudo classe politica di ultracinquantenni (per la serie ‘a volte ritornano’)  ripiegata su se stessa a difesa del piccolo privilegio, cieca e sorda al cambiamento civile, culturale, sociale che, ne siamo arciconvinti, anela tra la stragrande maggioranza dei cittadini.
Occorre, e di tempo ce ne è, che nasca un progetto serio ed alternativo, che nel quadro desolante delle solite promesse dei soliti noti, abbia la capacità di attrarre giovani, donne, cittadini comuni di qualsiasi estrazione sociale e politica, convinti che Acerra può cambiare e deve cambiare.

 

 

 

 

di mediceo
(dal numero cartaceo di luglio 2011)


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