Acerra è solita lasciare di sé ricordi contrastanti in tutti coloro i quali l'abbiano vissuta almeno per una volta; fu anticamente individuata da alcuni come un'oasi di benessere, un territorio ricco abbastanza da poter sfamare senza grossi tormenti chi al suo interno vi fosse cresciuto, quanto chiunque altro si fosse trovato a passarvi sotto le spoglie del viaggiatore.
Un ricordo particolare dev'essere stato certamente quello di Annibale, il condottiero cartaginese che durante la seconda guerra punica, nel suo azzardato quanto mirabile progetto di estirpare dal suolo italico il seme dell'Impero romano, riservò ad Acerra un trattamento tutt'altro che amichevole, arrivando a distruggerla in più parti; di certo la fantasia induce a pensare a come un cerrano dell'epoca si sia potuto approcciare alle schiere dei nordafricani, magari con quelle movenze e quella loquela che tutt'ora riescono a dargli una specifica identità. Sarebbero da osservare, in vero, alcuni dati reali, i quali inducono a pensare che, con ogni probabilità, sia da invididuare il guerriero d'Africa come l'iniziatore di quella tendenza che, dopo circa duemila anni, fa ancora risuonare infaustamente il nome di Acerra a chi, estraneo ai suoi confini, ne abbia anche solo sentito parlare.
Molti altri, nell'evolversi degli eventi storici, sono stati i personaggi che hanno degnato Acerra della propria visita; e tra le varie testimonianze, è forse da approfondire in questa sede una visione decisamente più umile, priva di ogni autorità storica, ma capace di fornire un ritratto innovativo della città: quella di Lucas, un texano dall'ascendente messicano, il quale ha trascorso l'ultima estate come turista entro i mistici confini cerrani.
Mosso dal caso e dalla curiosità, si è ritrovato tra queste terre, dove, poco alla volta, s'è immerso ad occhi chiusi in quella pittoresca realtà cerrana che spesso è capace di perplimere anche chi credeva di non essersi perso nulla. Miriadi di fotografie alle pizzerie, bar ed affini che affiorano in ogni zona, impressioni entusiastiche circa quei ragazzi soliti usare i loro ciclomotori come fossero pullman; una simpatia tramutatasi progressivamente in amore per ogni espressione locale, con particolare attenzione all' imprecazione “funeraria”, tappa obbligata di ogni giovane cittadino che si avvia alla vita pubblica. Ma ciò che più colpisce dell'esperienza di Lucas, è stata la sua immedesimazione quasi totale nelle vesti del cerrano: gli sono bastate appena un paio di settimane per potersi approcciare alla città, - e dunque al modus vivendi che ne deriva – come un qualsiasi nativo della ridente contrada 'e Santunèrd. I circa tre mesi di cerranità vissuti dal 'mericano (così com'è divenuto noto ai più), gli hanno conferito non solo un'importante eredità culturale, ma altresì una gran voglia di tornare: ogni settimana scrive dagli States, trattando il ricordo di Acerra e della sua gente come un'esperienza rivelatasi fondamentale per la sua crescita interiore. In conclusione, le paradossali realtà interne di Acerra si riflettono anche su chiunque altro la scelga come meta, per programma o per fortuna, riuscendo sempre a smuovere qualcosa nell'anima di ognuno: che sia un amore prorompente o un odio viscerale, questa città non lascia mai indifferenti.
Enzo Sibilio













